SENTIERO n.2
Una misteriosa “Tzela”
Forse non tutti sanno che…a Frabosa intorno agli anni ’80 si costituì il Gruppo Speleologico Frabosa. I soci facevano a gara a chi trovava grotte, per avere titolo di “vero speleologo”. Un giorno due giovani cugini in esplorazione a case Rocce Soprane trovarono un
abbeveratoio (arbi) alimentato da un rivolo d’acqua che usciva da una casottino in pietra. Entrati all’interno videro che da una spaccatura nella roccia e subito pensarono a un collegamento con la Grotta del Caudano, effettivamente poco distante.
I due andarono dal presidente del gruppo speleo dicendo che avevano trovato alla Roccia una grotta con una fessura che era un po’da allargare ma da cui usciva un rio e soffiava una corrente d’aria.
Il presidente provò di spiegare che in quella zona di Monte Moro non ci sono grotte poiché affiorano le quarziti, rocce non carsificabili, ma l’insistenza dei due fu tale che poco dopo tutti e tre marciavano sul sentiero con tanto di zaino militare da 20 kg
pieno di scalpelli, mazze, scalette, caschi, pile, gambali. Giunti a Case Rocce Soprane, il presidente (detto Lepre) osservando intorno, chiese dove mai fosse la grotta: “è li, dentro quella casupola”, affermarono i due giovani, col sorriso di quelli che già pregustano la medaglia da “vero speleologo.”
Ricevettero invece una serie di improperi perché quella era una “tzela”, un casotto per la stagionatura del formaggio, ma non certo una grotta! Con passo mesto fecero ritorno a Frabosa, percorrendo quello che ora è il sentiero che state voi scoprendo tra antichi castagni, faggi e baite abbandonate. Se passate a Case Rocce Soprane date un’occhiata alla “tsela”…
–Alessandro Barabino
