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CULTURA

Kyé

Il “kje”, o “parlà du kyé”, o “parlo de kyé”, è un particolare dialetto piemontese attestato in alcune località montane della zona a sud di Mondovi, in particolare a:

  • Prea, Baracco e Rastello (frazioni di Roccaforte Mondovi) in Val Ellero
  • Miroglio (frazione di Frabosa Sottana) in Val Maudagna:
  • Straluzzo, Forneri, Lanza Serra, Seccata, Bossea e soprattutto Fontane, una serie di frazioni appartenenti al comune di Frabosa Soprana estese fra la val Maudagna e la Val Corsaglia.

Il nome di questa parlata deriva dalla forma insolita che in essa assume il pronome personale della prima persona singolare, che nelle altre parlate gallo-italiche (e più in generale nord-italiane) ha la forma (mi), mentre in questa varietà si presenta con l’insolita veste (kje), di volta in volta scritto

chié

quié

kyé

Tale forma trova riscontri in area piemontese solo nei dialetti occitani della valle Gesso, in particolare quello di Valdieri.

Il mistero del “kyè”. Lo parlano solo in 300.

Origine e storia, un rompicapo per i linguisti.

di Chiara Viglietti – La Stampa 30 luglio 2016

Resta un mistero. Un rompicapo per i linguisti che ancora non hanno capito cosa sia e da dove arrivi. È il «Kyè», la parlata delle valli monregalesi. Oggi è confinato a tre borgate, Prea, Fontane e Miroglio. Lo tramandano ancora circa 300 persone. Difficile dire se avrà un futuro. Un tempo non era così. Ha aiutato a ricostruirne la geografia il fascicolo «Toponimi del Comune di Frabosa Soprana», curato da Maria Castagnino e Furio Ciciliot (Società savonese di storia patria), che oggi alle 16,30 verrà presentato nella sala polivalente di Frabosa Soprana. L’input è nato dalla Società savonese: raccoglie studiosi, appassionati degli antichi modi di definire luoghi, paesi e borgate, intenti a spulciare gli archivi cinquecenteschi per ricostruire i toponimi. E con loro la storia e l’evoluzione di un territorio. Dopo la Liguria, l’associazione sta ora ricostruendo il filo della storia toponomastica del Basso Piemonte.

L’esperto di lingue

Ma a Soprana c’è una particolarità in più: il mistero del Kyè. Spiegarlo? «È tutt’oggi impossibile – esordisce Nicola Duberti, docente universitario (primo corso di Piemontese), esperto di lingue antiche e ospite oggi a Soprana. Nessuno sa rispondere. C’è chi lo associa all’occitano, ma questa parlata ha particolarità così uniche che nulla o poco hanno a che spartire con il mondo occitano. O con il piemontese. È, invece, molto più affine, ad esempio, all’Astigiano del ‘500». Lo studio sui toponimi di Soprana un piccolo passo avanti l’ha fatto. Sfatando la leggenda che il Kyè nasca da una migrazione di esuli occitani. Duberti: «Se una migrazione c’è stata, non è avvenuta in epoca recente. Perché certi nomi legati al Kyè esistevano già in epoca antica». Fin qui il mistero della lingua. Ma lo studio sui toponimi ha anche rispolverato la storia antica di Frabosa.

Non era divisa

In origine un unico territorio, non come oggi diviso tra Sottana e Soprana. Del nome Frabosa si fa cenno già in un documento del 1041, mentre la prima citazione sicura del toponimo, in un documento originale del marchese di Saluzzo, è del 1210. Poi c’è la Frabosa medievale, quando il Maudagna, dove oggi sorge Sottana, era puntellato di antichi mulini ad acqua. Ma il vero atto di nascita delle due Frabose è il 1698, quando viene imposta dal duca di Savoia una suddivisione territoriale.